mercoledì 2 novembre 2011

come scegliere l'avvocato

Autoritratto
Ecco consigli per scegliere l'avvocato giusto per le vostre esigenze.

Un avvocato del luogo. Per una difesa legale più efficace è meglio se l’avvocato che scegliete è ben inserito nella zona in cui è necessaria la rappresentanza legale .E’ sempre meglio perciò scegliere un avvocato del luogo in cui si deve intraprendere il giudizio perché conosce bene le prassi di quel tribunale, si sa muove in cancelleria, sa a chi e come chiedere le informazioni. Inoltre probabilmente è a conoscenza della “giurisprudenza” del tribunale, cioè sa come di solito decide il tribunale su certe questioni. 

Un po’ di esperienza non guasta. Gli anni di esperienza di un avvocato sono un criterio importante, da non trascurare. L’avvocato non è solo un bravo giurista, uno che conosce bene le norme di riferimento, ma deve anche aver esperienza pratica del diritto. A volte quando si cerca un professionista, l’età è un fattore determinante. Tuttavia, questo non è necessariamente un buon indicatore dell’esperienza di un avvocato o delle sue capacità. A volte un giovane avvocato che sta cercando di farsi un nome lavorerà di più per vincere un caso e farà un ottimo lavoro per i suoi clienti.. Un avvocato molto quotato, con uno studio ben avviato nel settore che vi interessa sicuramente avrà una grande esperienza, e vi assicura una approfondita conoscenza della materia ed una alta qualità nella redazione degli atti, ma probabilmente avrà minore disponibilità di tempo per il vostro caso. 

Probabilmente la scelta intermedia è quella più ragionevole. Scegliere lo studio ben avviato, ma farsi seguire non dall’avvocato anziano di quello studio, ma da uno dei suoi collaboratori. Così potrete usufruire dell’esperienza dello studio e della maggiore disponibilità dovuta all’entusiasmo della giovane età ed alla voglia di farsi strada del giovane avvocato. 

Un altro aspetto veramente rilevante è la conoscenza specifica della materia di cui dovrà occuparsi. Molti sono convinti che un avvocato, come del resto un giudice in quanto laureato in legge debba e possa conoscere tutto lo scibile del diritto. Ma si tratta di una falsa convinzione. Personalmente provo un sacro terrore quando un amico mi si rivolge con la fatidica frase: “Annabella, posso farti una domanda di diritto?”.Di solito trattasi di questione complicatissima in cui entrano in gioco leggi speciali sconosciutissime, ed io ovviamente non so rispondere, così su due piedi, e mi limito a bofonchiare quale ragionevole considerazione generica basata sui principi di diritto.Non credo che per un avvocato sia molto diverso. In prima battuta nessun giurista ha la soluzione in tasca, credetemi. Bisogna prima studiare il caso. 

Vi lancio allora questo importante indizio per individuare il vostro avvocato. Se l’avvocato subito dopo avere sentito la vostra storia non ha nessuna esitazione ad accettare l’incarico, senza neppure darsi il tempo di studiare la questione, allora desistete. E’ con ogni probabilità un venditore di fumo. 

Un buon avvocato infatti vi dirà che prima di darvi un parere e ancor prima di accettare l'incarico deve prima "studiarsi le carte". E’ importate che sappiate che il diritto civile, quello che interessa a tutti noi comuni cittadini che in tribunale ci andiamo per fare causa a qualcuno e non per subire un processo penale, si compone di numerose branche, dalla materia della famiglia (separazioni, divorzi, minori) a quella della contrattualistica, dal commerciale al societario. dal lavoro alle divisioni, e via dicendo. Ed ancora più specialistico è il settore del fallimentare e delle esecuzioni mobiliari e mobiliari. Si tratta di materie vastissime, alcune con riti speciali, leggi speciali in continua evoluzione. E nessuno può ritenersi specializzato ed esperto in ciascuna di esse. 

Soprattutto nei piccoli tribunali si incontrano moltissimi avvocati cosiddetti "generalisti", che al cliente assicurano la propria competenza su tutte le materie. Loro ne capiscono di tutto. Diffidate. Innanzi tutto dovete ben comprendere che il processo civile è un processo molto tecnico. Questo significa che aldilà delle ragioni che ognuno ritiene di avere, molto dipende da come tali ragioni vengono presentate, e come si muove l’avvocato nel processo. Un errore dell’avvocato nel processo civile, molto più che nel processo penale, può ben costare la causa. 

Questo dipende dal fatto che nel processo penale il PM ha comunque il dovere di chiedere l’assoluzione se non ha prove sufficienti, e se emergono elementi a favore dell’imputato ha il dovere di sottoporle all’attenzione del giudice. Ed è questo ciò che accade normalmente nei processi, al di là delle generiche e qualunquistiche convinzioni inculcate alla gente dopo anni di martellamento mediatico. (scusate la divagazione). Inoltre il tribunale ha il potere di disporre l’acquisizione delle prove anche di ufficio, se le ritiene indispensabili alla decisione. Questo significa che nel processo penale, anche se l’avvocato è tutto sommato scarso, i fatti possono entrare nel processo e valutati dal giudice anche senza l’iniziativa del vostro legale. E le valutazioni di diritto vengono fatte dal tribunale anche se il vostro avvocato non le ha evidenziate nella propria difesa. 

Il processo civile invece è un processo di parte. Questo significa che: se le circostanze di fatto su cui si basano le vostre ragioni per vincere la causa non vengono “introdotte nel giudizio” cioè materialmente scritte nelle memorie preparate dall’avvocato o indicate a verbale in udienza, non possono proprio essere prese in considerazione dal giudice per la propria decisione. E poi esistono dei termini ristretti per dirle, queste cose. Ed anche per indicare le prove per dimostrarle. In sostanza anche se il giudice capisce che voi avete ragione, se il vostro avvocato non si è mosso bene e per tempo perderete il processo. Chiaro? 

Se quindi dovete intraprendere una causa o dovete difendervi in un giudizio civile ed affini, la prima cosa che dovete fare è cercarvi un avvocato specialista della materia. Sembra una ovvietà ma non lo è. Spesso ci si rivolge semplicemente al parente, all'amico, al vicino di casa, all'avvocato del condominio. Perché ci è simpatico, perché è onesto, perché non ci fa pagare, perché semplicemente è l’unico che ci viene in mente. Nel migliore dei casi si ricorre ad un legale che vi ha assistito per questione del tutto diversa con buoni risultati. Ma anche in questo caso non si fa la scelta giusta. L’avvocato ripeto va selezionato sulla base della conoscenza specifica sulla materia. 

Per avere un nominativo di avvocato che opera nel circondario del tribunale del vostro luogo di residenza contattate il locale consiglio dell'ordine degli avvocati e fatevi dare l'elenco degli avvocati con le relative specializzazioni. In alternativa potrebbe essere un metodo pratico, molto efficace, quello di andare in tribunale ae chiedere informazioni direttamente in loco. Ma per conoscere veramente qual è la materia elettiva di un professionista, quella insomma che conosce veramente, è semplice: chiederlo a lui. Chiedetegli quante cause ha trattato in quella materia. Dopo tutto non lo state assumendo? Allora chiedetegli il curriculum! Chiedete ad esempio, se è possibile avere delle referenze da ex clienti e contattali se puoi. Non abbiate timore di offendere. Lui al contrario di voi sa bene che non è un demerito non conoscere tutto lo scibile del diritto. 

Se già avete un avvocato di fiducia, ma la causa non è nel suo campo, potete chiedere a lui di consigliarti un altro avvocato più esperto in quel settore. Ad esempio un avvocato divorzista potrebbe far riferimento a un buon avvocato immobiliarista e viceversa. 

Quanto mi costa una buona difesa. Sul punto voglio dirvi che gli avvocati più costosi non sono sempre i migliori e quelli che non fanno pagare un occhio della testa possono essere comunque molto preparati ed efficienti. Perciò non mi baserei sugli onorari che chiede, per valutare la professionalità e la preparazione di un professionista. Anzi. 

Ma ricordate che il mandato conferito ad un avvocato è un contratto “intuitu personae” cioè basato sulla fiducia che questo soggetto vi ispira. Non ignorate pertanto le prime impressioni e affidatevi anche al vostro istinto. Seduti davanti all’avvocato potenziale provate a capire se sembra realmente interessato al vostro caso. Se non vi siete sentite a vostro agio con l’avvocato che scelto non è un buon segno. In ogni caso se avete un minimo dubbio cercate un altro avvocato. E’ molto importante credere che il professionista che avete scelto lavorerà nel vostro interesse nel modo migliore. 

Dopo aver scelto l’avvocato più giusto per le vostre esigenze, assicuratevi di ottenere in anticipo quante più informazioni possibile sul costo e sulle opzioni di pagamento. Molte altre cose avrei da dire sull’argomento. E ve le racconterò nelle prossime pubblicazioni, affrontando le singole materie una alla volta. 

Per un consiglio più dettagliato esponetemi il vostro caso su:
annabella.abbondante.forumfree.it
Alla prossima

martedì 1 novembre 2011

come difendersi in giudizio gratuitamente

Autoritratto
Molte persone che non hanno sufficienti mezzi di sostentamento, che stentano ad arrivare a fine mese, spesso rinunciano alla difesa dei propri diritti in giudizio, temendo di non potere fare fronte alle spese legali.

Ebbene vi assicuro che esistono moltissimi giovani avvocati, spesso molto più preparati e sicuramente più disponibili dei loro colleghi più “anziani”, che accettano di difendere con il patrocinio a spese dello Stato (possono prestare assistenza con il gratuito patrocinio solo gli avvocati iscritti in speciali albi istituiti presso i Consigli dell'Ordine dei vari tribunali)

Il diritto di difesa e' considerato dal nostro ordinamento giuridico un diritto intangibile, indipendentemente dalla nazionalità dell'interessato o dal reddito conseguito (leggete l’art. 24 della nostra Costituzione).
Per rendere effettivo questo principio, la legge italiana ha istituito il patrocinio a spese dello Stato, che consente alle persone che non hanno risorse finanziarie sufficienti per pagarsi un avvocato, di usufruire ugualmente dell'assistenza legale.

La cosa che è importante comprendere è che detta forma di assistenza in giudizio non ha niente a che vedere con il "difensore di ufficio".
Infatti quest'ultima figura è stata creata per garantire in ogni caso la difesa (nel processo penale) a quegli imputati che non intendono nominare un difensore di fiducia.


Il gratuito patrocinio dà invece la possibilità ai "non abbienti", che è un modo gentile per dire poveri, di difendersi in giudizio.
In sostanza è ben possibile scegliersi un avvocato di propria fiducia e poi fare richiesta successivamente con apposita istanza, di cui parleremo in seguito, di ammissione al gratuito patrocinio.
Se sarete ammessi al gratuito patrocinio, l'onorario e le spese spettanti al vostro legale, e le spese processuali verranno liquidati dal giudice al termine del processo e pagati dallo Stato. 

Questa possibilità è prevista non solo nei processi penali in cui potreste essere coinvolti come parte civile (o purtroppo come imputati) ma anche per le cause civili (es. per opporsi ad ingiunzioni di pagamento, oppure per rivendicare la proprietà o ottenere il pagamento di quanto dovuto ecc.), amministrative (es. ricorso davanti al TAR per impugnare un provvedimento di una pubblica ammistrazione), contabili, tributarie, ed anche per i cosiddetti “affari di volontaria giurisdizione” (es. separazione personale, affidamento dei figli, provvedimenti in materia di potesta' genitoriale), le cause relative alla fase dell'esecuzione (per la vendita forzata di vostri beni mobili e immobili) e molti altri ancora che troverete indicati nella legge (d.p.r. 30.5.2002 n. 115)
La richiesta e' possibile in ogni grado e fase del processo, e per tutte le eventuali procedure ad esso collegate, anche se derivate o accidentali.
E’ importante chiarire poi che possono accedere all'istituto sia i cittadini italiani, che quelli comunitari e quelli provenienti da Paesi extra Ue, questi ultimi con alcune limitazioni.


Requisito fondamentale per l'ammissione è il possesso di un reddito basso. 
La legge prevede che si debba avere un reddito non superiore a € 10,628,16, e si considera il reddito imponibile Irpef risultante dall'ultima dichiarazione dei redditi. Se siete sposati o convivete con altri familiari, il reddito però è costituito dalla somma dei redditi di tutti i componenti della famiglia.
Attenzione poi perché ai fini della determinazione di questi limiti si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall'imposta Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, o da imposta sostitutiva.

Nelle sole cause penali il limite di reddito aumenta di € 1,032,91 per ognuno dei familiari conviventi, ed è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nello stesso periodo da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente.
Tuttavia quando oggetto della causa sono diritti della personalità o nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri familiari con lui conviventi (es. nelle cause di separazione personale), si considera solo il reddito del richiedente.

Una ultima eccezione è stata prevista per le vittime dei reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e violenza sessuale di gruppo (artt. 609-bis, 609-quater e 609-octies del codice penale): il recente decreto legge del 20 febbraio 2009 n. 11 (cd. Decreto Antistupro), ha previsto l'ammissione al gratuito patrocinio indipendentemente dai limiti di reddito, quindi per tutti.

La domanda deve essere redatta in carta semplice, deve essere sottoscritta dall'interessato o autenticata dal difensore, e deve contenere a pena di inammissibilità (cioè verrà considerata NON ricevibile se non presenta questi requisiti):
a) la richiesta di ammissione al patrocinio e l'indicazione del processo cui si riferisce, se naturalmente è già iniziato;
b) le generalità dell'interessato e dei componenti la famiglia anagrafica, unitamente ai rispettivi codici fiscali;
c) un'autocertificazione attestante la sussistenza delle condizioni di reddito previste per l'ammissione, e la specifica determinazione del reddito complessivo valutabile a tali fini;
d) l'impegno a comunicare, fino a che il processo non sia definito, le variazioni rilevanti dei limiti di reddito.

Se a seguito della presentazione dell'istanza viene richiesta ulteriore documentazione per accertare la veridicità di quanto dichiarato, l'interessato la deve produrre a pena di inammissibilità della domanda. Se vi e' impossibilità a presentare questa ulteriore documentazione, questa e' sostituita da un'autocertificazione. 

Naturalmente se avete contattato un avvocato che è iscritto all’albo speciale di cui vi ho parlato, sarà lui a compilare per voi questa domanda, e saprà quello che deve essere indicato. 

Nelle cause in materia civile l'istanza di ammissione al gratuito patrocinio deve esser presentata personalmente, o inviata tramite lettera raccomandata a/r, dall'interessato o dal suo difensore al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati del luogo in cui ha sede il magistrato competente per la causa. 

La domanda deve contenere gli elementi in fatto e in diritto utili a valutarne la fondatezza, con la specifica indicazione delle prove di cui si intende chiedere l'ammissione. E’ possibile fare richiesta di ammissione sia quando si intraprenda una azione, sia quando si è costretti a difendersi perché convenuti in giudizio da altri. 

Il Consiglio dell'Ordine decide entro 10 giorni se ammettere o meno l'interessato al gratuito patrocinio, ed in caso positivo trasmette l'atto di accoglimento al giudice competente. 

La domanda viene anche inviata agli uffici finanziari che verificano, anche con collaborazione con la Guardia di Finanza, la veridicità delle dichiarazioni. 

Se il Consiglio dell'Ordine respinge la richiesta o dichiara inammissibile l'istanza, questa può anche essere presentata al giudice competente per il giudizio. 

Il trattamento previsto per il cittadino italiano e' assicurato anche allo straniero, che però deve risultare regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare. E' ammesso al gratuito patrocinio anche l'apolide, e gli enti o associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economica.
La parte ammessa al gratuito patrocinio che all'esito di un processo sia rimasta soccombente, non può usufruirne nuovamente per proporre impugnazione, salvo che per l'azione di risarcimento del danno nel processo penale.
L'ammissione al patrocinio e' esclusa nelle cause per cessione di crediti e ragioni altrui, ad eccezione del caso in cui la cessione appare indubbiamente fatta in pagamento di crediti o ragioni preesistenti. 

Nelle cause tributarie, la domanda deve essere presentata alla Commissione del gratuito patrocinio istituita presso ogni Commissione tributaria.
Nelle cause davanti agli organi di giustizia amministrativa TAR e Consiglio di Stato la domanda deve essere presentata alla Commissione per il patrocinio a spese dello Stato. 

Il giudice entro 10 giorni dalla presentazione dell'istanza deve decidere se ammettere al gratuito patrocinio, verificando, avvalendosi anche della Guardia di Finanza, se sussistono i requisiti dichiarati, tenuto conto del tenore di vita del richiedente, delle condizioni personali e familiari, delle attività economiche eventualmente svolte e delle risultanze del casellario giudiziale. 


Se sarete ammessi, allora il vostro avvocato sarà liquidato dal giudice e pagato dallo Stato, e voi non dovrete spendere alcunché. 

Se volete approfondire l'argomento potete leggere da soli gli articoli della legge di riferimento che il d.p.r. 30.5.2002 n. 115 dall'art. 74 all'art. 145.
Per ulteriori chiarimenti su casi specifici potete scrivere sul forum: 

annabella.abbondante.forumfree.it 

Alla prossima

giovedì 27 ottobre 2011

al servizio della giustizia

Stamattina ho incontrato per caso Fausto Renzetti, un mio ex collega di ufficio, con cui ho lavorato per qualche anno in un altro tribunale.
Sapere qual'è la prima cosa che costui mi ha chiesto, subito dopo avermi salutato secondo il suo stile piuttosto freddamente, e sebbene non ci vedessimo da tantissimo tempo?
Ha voluto che gli dicessi nell'ordine:
1. il numero di fascicoli pendenti sul mio attuale ruolo
2. quante sentenze ho scritto quest'anno.
Io invece ho voluto sapere se gli avvocati di quel foro conservavano ancora un buon ricordo di me e se una certa causa di divisione che io avevo seguito per tanto tempo si era poi conclusa con l'accordo delle mitiche sorelle, che tanto mi avevano fatto penare.
I numeri contro le persone.
Due filosofie, due modi opposti di fare il giudice.
Per me il senso di umanità di un giudice è tutto. E' il sale del nostro lavoro. Chi sono le persone che stanno di fronte a me? Perchè è iniziato veramente questo giudizio? Bisogna porsela questa domanda. Perchè serve a darci il senso del nostro compito. Ricordare il fine ultimo della funzione che svolgiamo.
La giustizia è innanzi tutto un servizio da assicurare ai cittadini. Ed un servizio per definizione deve raggiungere lo scopo.
Ed il risultato che il cittadino si attende è la definitiva risoluzione della controversia che lo ha portato in tribunale. Le persone si rivolgono in tribunale per "ottenere giustizia", per ricevere una regolazione autorevole di una lite. Il giudice serve a dare ragione o torto. Serve a dire: da oggi dovete regolarvi così, questa cosa appartiene a lui e non a te, devi pagare o non devi pagare, il bambino resta con me oppure con te...
Qualsiasi decisione che non miri a questo scopo, o comunque che non ottenga questo risultato è vissuta da chi la riceve come qualcosa di completamente inutile.
Ma non tutti i miei colleghi la pensano così. A non tutti i colleghi interessa porsi a servizio della giustizia.
Ricordo ancora quando ho conosciuto il collega Renzetti, la prima volta che gli ho parlato mi ha detto: "verrò nel tuo ufficio per stroncare tutti i processi. Ci sono troppe pendenze, bisogna essere più severi e dichiarare molte più inammissibilità. Così la statistica dei nostri provvedimenti salirà immediatamente". Ed era veramente convinto di quello che diceva.
Dovete sapere che la pronuncia di inammisibilità è una pronuncia soltanto formale. E' un pò come dire: "non ti dico come la penso sulla tua lite perchè hai sbagliato il modo di chiedermelo. Prova a richiedermelo nella forma giusta."
Insomma, ritenta che sarai più fortunato.
In certi casi la legge non ti lascia spazio, e non puoi proprio fare a meno di dichiararla questa benedetta inammissibilità. Ma dopo anni di magistratura ho imparato che l'interpretazione della legge è elastica o rigida anche a seconda di chi la sta leggendo e di chi la deve applicare.
Io quando giudico, e se la legge me lo consente, cerco di arrivare sempre alla sostanza della lite. Il collega Renzetti, se appena appena è possibile, dichiara il vizio di forma.
E lo fa per un duplice ordine di ragioni:
1) la sentenza che dichiara la inammissibilità si scrive in meno tempo.
2) la rigida applicazione della legge in senso letterale mette a riparo da qualsiasi critica, è meno rischiosa.
A mio modesto avviso sono due ragioni estremamente meschine che non fanno onore alla funzione che svolgiamo.
“Magistrato” è parola che deriva dal latino magister. Vuol dire "colui che sta sopra, che è di più" (magis-ter).
Ora "stare sopra ed essere di più" secondo me significa semplicemente avere più doveri e maggiori responsabilità.
Per molti invece purtroppo significa viceversa "avere più potere".
E finiscono per servirsi della giustizia anzichè porsi, come dovrebbero, al servizio della giustizia.
Scusate la retorica.
alla prossima
p.s. il nome Fausto Renzetti è inventato, ma vi assicuro che la persona in questione esiste davvero, purtroppo.

mercoledì 26 ottobre 2011

fare giustizia o fare pace?

Ci sono mattine in tribunale in cui ti domandi il senso delle cose. 
Ultimamente il numero di queste mattine sta crescendo in misura esponenziale...
Quando sono entrata in magistratura pensavo che avrei potuto contribuire a rendere migliore la società.  Credevo che avrei avuto la mia occasione per contribuire al cambiamento.
Fare giustizia? No, dare giustizia. 
Stamattina mi sarei accontentata di riuscire a far smettere di litigare le signore Paolina e Rita vicine e confinanti sempre in guerra per piccoli equivoci apparentemente senza importanza.
Le signorine Rita e Paolina sono lontane cugine, litigano da anni per ogni futile pretesto che riguarda le loro proprietà poste al confine in uno splendido casale di inizi ottocento.
Dal diritto di passo, alla distanza dal confine, dalla servitù di scolo alle immissioni moleste.
Ogni scusa è buona. 
Vivono in mezzo alle vigne.
Nell'immaginario collettivo è uno scenario di pace e serenità. 
Ma vi assicuro che non sempre è così, perchè in campagna si litiga molto di più. 
Sarà la noia.
Dopo quasi quattro ore di udienza, dopo avere ascoltato i discorsi dei loro avvocati, dopo avere sentito le loro versioni dei fatti e dopo avere esaminato tutti i testi presenti in aula (troppi come sempre) ho capito la verità.
All'origine del litigio c'era il testamento della nonna che aveva scontentato tutte e due le famiglie.  
Allora mi sono chiesta: 
ma la mia sentenza sulla singola insignificante questioncella sottoposta alla mia attenzione, cambierebbe qualcosa tra queste due donne? 
porterebbe giustizia, o almeno pace su quel pezzo di terra, su quel pezzo infinitesimale di Italia? 
La risposta mi è arrivata in testa semplice e chiara, potremmo dire inappellabile: no.
A quelle donne non serve una sentenza che arrivi dall'esterno a regolare i loro rapporti ed a stabilire i torti e le ragioni.
A loro serve fare pace.
Ed un giudice che ancora avverta il senso di quello che sta facendo deve provare fino allo sfinimento a cercare di metterle d'accordo.
Non semplicemente indicare la soluzione astrattamente più vicina a quello che dice la legge (il codice civile), ma trovare la soluzione che garantisca una riappacificazione definitiva (o quantomeno più duratura).
E tale soluzione spesso proviene proprio dalle parti in causa.  
Ho imparato che spesso (non sempre) le persone hanno molto buon senso ed idee precise da sottoporre al giudice su come risolvere le controversie.
Ma bisogna avere pazienza. 
Occorre prima farle lungamente sfogare di tutte le cose non dette, di tutti i rancori, gli equivoci e le incomprensioni reciproche. Dopo che avranno litigato a sazietà ecco che verranno fuori le idee più ragionevoli e forse anche la verità.
Ascoltare le parti perciò non è mai una perdita di tempo. 
Può fornire l'indizio per la soluzione, perchè la via maestra per chiudere un processo è l'accordo delle parti.
La sentenza del giudice, in un litigio, deve essere solo l'ultima spiaggia.
Almeno questa è la mia opinione.
Alla prossima

qualcosa di me



Di cognome faccio Abbondante.
E non posso negare che mi rappresenti piuttosto bene.
Di nome faccio Annabella, attaccato e senza virgole.
Annabella Abbondante, porto la taglia 48 e sono sempre a dieta.
In un certo senso mi sento una predestinata.
Ignoro le ragioni che spinsero i miei genitori a farmi questo torto. Non credo si sia trattato di semplice distrazione. Visto che mia sorella più grande si chiama Maria Fortuna.
Maria Fortuna Abbondante.
Posso solo pensare ad un desiderio ancestrale di rivalsa sul destino cinico e baro della nostra famiglia, storicamente povera in canna per generazioni e generazioni.
Con questo nome si capisce il motivo per cui a sedici anni avevo deciso di fare l’attrice comica. Perché invece, alla fine, io abbia scelto di diventare un magistrato, il mestiere più serioso del mondo, si capisce meno.
Faccio il giudice civile a Pianveggio, provincia di Lucca, Italia.
E adesso sto sempre inchiodata qui, in questa mia aula di Tribunale… e pensare che da bambina ero convinta che avrei fatto il giro del mondo!!